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I papà ai tempi del coronavirus di Giulia Stuani

20/03/2020

Essere papà oggi è una questione molto diversa dal passato:
la sovranità incontrastata del pater familias, che dava, sì, la regola ma spesso era affettivamente irraggiungibile, è stata sostituita da atteggiamenti meno rigidi di papà che potremmo definire evolutivi.
I papà di oggi sanno ascoltare i figli, li aiutano ad affrontare il mondo mano nella mano, si divertono a passare il tempo con i loro bambini, ma sono anche capaci di tollerarne gli errori, sostenendoli davanti alle cadute, così da infondere nei piccoli una sufficiente quantità di quella fiducia che favorirà una buona autostima dei bambini ed una sempre crescente autonomia.
Attenzione, non sto dicendo che i papà siano inattaccabili!

I papà di oggi si sanno mettere alla prova in un campo che fino a pochi anni fa era di esclusivo appannaggio femminile e di questo gliene dobbiamo rendere merito.
Ma facciamo una distinzione: questi tipi di papà non sono i papà-amici.
I padri che vogliono fare gli amici dei propri figli spesso sono adulti che non sono stati capaci di crescere emotivamente e che “sfruttano” i propri figli per dedicare tempo al divertimento, al gioco ed allo svago;
I papà evolutivi, invece, sono padri capaci di questo ma anche di porre dei limiti ai bambini, laddove siano utili ad una sana crescita.
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Insomma, ci sono ancora tanti miglioramenti da fare, ma i papà hanno cominciato da poco a trovare il loro inedito ruolo educativo con questi figli del nuovo millennio: lasciamoli lavorare, sapranno stupirci.
In questo momento così difficile, però, così carico di incertezze date dall’epidemia da Covid-19, i papà possono avere una marcia in più con i nostri bambini, perché possono mostrare il problema agli occhi dei più piccoli con una certa semplicità, pur non eliminandone l’aspetto emotivo.
I papà di oggi potrebbero raccontare la verità sul Coronavirus ai bimbi, omettendo i paroloni e i dettagli inutili per quelle orecchiette, usando parole facili e simulando una storiella; potrebbero approfittarne per passare del tempo di qualità con i loro cuccioli, raccontando quanto sta succedendo e dicendo loro che, “sì, anche papà ha paura, ma che è sicuro che, se ci comportiamo come ci hanno detto i dottori, staremo bene e nessuno di quelli a cui vogliamo bene si farà male”.
Non è mai troppo presto per far famigliarizzare i bambini con le emozioni, proprie ed altrui, e questa nuova situazione mondiale ci dà l’opportunità di fare anche questo: spiegare cosa proviamo, anche rispetto alle emozioni che vengono solitamente considerate negative, senza temerle, ma riconoscendole e mostrandole ai bambini, in modo che anche loro le possano riconoscere, accettare e vivere più serenamente
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(“perché se lo fa il mio più grande eroe – il papà – lo posso fare anche io”).

Ed i papà di oggi hanno tutte le carte in regola per saper ascoltare le mille domande che i bimbi con la loro curiosità vorranno fare: persino quelle che possano sembrare assurde, dopo una sana risata insieme, potranno essere spunto per accrescere il bagaglio di informazioni dei più piccoli.
I nuovi papà non temono di essere meno rispettabili se mostrano di aver paura di qualcosa o di non avere la soluzione a tutto;
hanno la consapevolezza che la vita si percorre insieme, ognuno di noi facendo ciò che meglio riesce a fare.

​​​​​​​E da questa prospettiva, i bimbi saranno più capaci di accettare sé stessi, per ciò che sono, non per ciò che gli altri vorrebbero che fossero… anche in un periodo denso di incertezze come questo.


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Giulia Stuani
Psicologa Psicoterapeuta, specializzanda in disturbi dell’apprendimento.
Da anni mi occupo di età evolutiva, di relazioni famigliari e di consapevolezza emotiva. Conduco laboratori emotivo-relazionali in svariate scuole della Regione, dall’infanzia alle superiori.
In ambito clinico utilizzo principalmente la relazione col paziente per trovare alternative possibili alla sua specifica realtà.  
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