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Il tempo della relazione come tempo dello sviluppo di Elena Flaugnacco

12/12/2019

Il Bambino è un essere attivo fin dalla nascita, con una predisposizione biologica alla relazione ed è immerso negli scambi interattivi addirittura prima della nascita quando ancora si trova cullato nella pancia della mamma!
 
Il Bambino ha bisogno di cure e l’Adulto deve essere in grado di cogliere i bisogni del bambino e deve saper dargli delle risposte adeguate.
 
Ecco alcuni consigli per migliorare la relazione, il linguaggio e lo sviluppo cognitivo!
 
È molto importante che la mamma sin dai primi mesi ascolti e dia un significato a quello che il neonato sta vocalizzando perché è in quel momento di scambio intrrattivo che avviene la sintonizzazione degli affetti e ciò aiuta lo sviluppo delle abilità comunicative e successivamente di pensiero nel bambino.
 
Di fondamentale importanza è anche la ripetizione nel tempo: da qui il neonato impara ad acquisire degli schemi, delle idee e a crearsi delle aspettative e di conseguenza a fare delle previsioni sulle risposte date dall’altro.
Attraverso la ripetizione dello “stare con” in momenti particolari della quotidianità avviene lo sviluppo delle competenze regolatorie, relazionali e linguistico-comunicative del bambino
 
È importante che i familiari non si sostituiscano nelle attività e non svolgano un ruolo “assistenzialistico” ma abbiano un ruolo educativo “tutoriale” che si basi sulla fiducia reciproca, sull’ascolto attivo e che fornisca gli strumenti al bambino per avere consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti al fine di svilupparne l’autonomia!
 
La famiglia deve essere come un trampolino di lancio, e perché lo sia davvero deve dare enfasi sulla condivisione e sulle emozioni positive, sulla motivazione e sugli interessi del bambino, deve favorire la sua libera espressione, la sua iniziativa e la sua partecipazione al fine di favorirne la spontaneità in un contesto quanto più naturale possibile.
 
Esistono inoltre delle “Buone pratiche” da seguire:
  1. Il Dialogo: tra genitori, genitori e bambino, genitori e pediatra… genitori e vicini di casa, il genitore deve essere da esempio per aiutare ad ascoltare e ad ascoltarsi
  2. Il Gioco: durante il gioco il genitore deve avere un atteggiamento tutoriale e non deve sostituirsi al bambino , all’interno dell’area “Gioco” si inserisce anche il giocare con l’arte.
  3. La Musica: il canto e la musica insieme fin dal terzo trimestre di gravidanza favoriscono la relazione genitore e bambino, la percezione uditiva, l’attenzione uditiva sostenuta e selettiva, il linguaggio! Il canto calma il bambino e il genitore più del parlato inoltre può ridurre il peso del caregiving per i genitori che vivono in circostanze di difficoltà.
  4. La Lettura: favorisce la relazione, l’attenzione uditiva sostenuta e visiva sostenuta e selettiva, sviluppa il vocabolario e la narrazione
  5. Attività ecologiche: senza l’uso di dispositivi elettronici!!
 
Chiedete maggiori informazioni su queste tematiche anche al vostro pediatra di fiducia, sarà bello potersi confrontare con un esperto in grado di darvi sempre nuovi spunti e consigli!
 

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Elena Flaugnacco
Neuropsicologa e psicoterapeuta, svolge attività come libera professionista e collabora con il Centro per la Salute del Bambino di Trieste come membro del Coordinamento Nazionale e del Comitato Scientifico e referente regionale del Progetto Nati per la Musica e come docente per i corsi sull’Early Child Development. Ha collaborato con la S. C. di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, dove ha realizzato il Progetto ReMus. Collabora con il Conservatorio di Musica di Padova e con l’Università di Pavia per il Corso di Perfezionamento in Teoria e pratica della cognizione musicale.
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