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Tempo genitoriale, tempo per le buone pratiche di Giorgio Tamburlini

15/04/2020

Il motto che al Centro per la salute del Bambino usiamo da tempo è che “se cambia l’inizio della storia cambia tutta la storia”.
Cosa vuol dire? Vuol dire che se un bambino ha l’opportunità di partire bene nella vita, avrà molte più possibilità di continuare bene il suo percorso, di stare in buona salute, di sviluppare il suo potenziale e i suoi talenti, di contribuire alla sua comunità.
Questo avviene perché i primi anni di vita sono particolarmente importanti nello stabilire le basi delle nostre competenze, sia quelle che riguardano il movimento e le abilità manuali, sia quelle che vengono chiamate cognitive, cioè il linguaggio, la capacità di prestare attenzione, di risolvere problemi, di apprendere, sia ancora quelle chiamate relazionali, cioè la capacità di comunicare e capirsi con gli altri e possibilmente stare bene anche nella propria pelle.   

Queste competenze si stabiliscono precocemente, dipendendo non solo dalla genetica, cioè da quanto ci viene trasmesso per via ereditaria, ma anche dalle relazioni del bambino con chi gli sta accanto, quindi con i genitori e i familiari più stretti. Un bambino che sente fin dalla nascita parlare due lingue (o tre, dialetti compresi), affina la propria capacità di parlare non solo quelle lingue ma in generale la propria dimestichezza con le parole, i suoni, le costruzioni della sintassi.

Un bambino che sente molti suoni musicali fin da piccolo, magari accompagnandoli con il movimento, più facilmente li distinguerà e li apprezzerà, imparerà a cantare o suonare o ballare.

Un bambino che viene abituato a riconoscere dimensioni, forme, numeri e sequenze sarà a più agio con i numeri.

Un bambino che viene accompagnato, con le storie o facendo riferimento alla vita quotidiana, a riconoscere le emozioni in sè stesso e negli altri sarà più in grado di farne buon uso.

Insomma, si impara molto da piccoli, nel bene e nel male.
Quanti si occupano dei bambini, propri e degli altri, possono fare molto per favorire nei piccoli e piccolissimi (ogni giorno che passa la ricerca ci racconta quanto siano già pronti e capaci di apprendere, solo che gli si dia l’opportunità) lo sviluppo delle capacità su cui poi dovranno far conto durante tutta la vita. Si potrà ancora, e sempre, imparare anche da grandi, ma da piccoli si impara più facilmente e le cose che si imparano, anche senza saperlo, restano più a lungo.

Ecco allora che è importante che il tempo passato con i propri figli sia passato bene. Forse non serve che sia tanto - ma nemmeno tanto poco - certo serve che sia un tempo di qualità, in cui ci si parla, ci si guarda, ci si tocca, si gioca assieme (e si lascia anche il tempo e lo spazio per il gioco libero, con pochi oggetti, anche di uso comune), si legge assieme, si ascolta assieme una musica, si guarda un fiore e si fa crescere una piantina. Sono tutte pratiche semplici, alla portata di tutti, e che la scienza ha dimostrato essere utili per rinforzare lo sviluppo delle tante competenze del bambino.
Ma i benefici non si fermano qui, a crescere un bambino più capace, e magari più sicuro di sè.
I benefici ci sono anche per i genitori, che nel tempo di qualità passato con il proprio bambino scoprono, o riscoprono, una parte di se stessi, “curano” un po’ dei propri affanni, e vedono la relazione con il proprio bambino crescere, mettere radici che resteranno a lungo.
Il nostro programma Nati per Leggere, che in questi giorni ha celebrato il suo ventesimo compleanno, fa parlare i bambini , che ai propri genitori dicono “leggimi perché mi piace”, “leggimi così stiamo assieme”, “leggimi che me ne ricorderò”. 
Quello delle buone pratiche è un tempo semplice, che non richiede strumenti sofisticati (anzi, non si fa occupare da loro), e costa poco, pochissimo. E’ un tempo prezioso per i bambini e per noi. Non lasciamolo passare troppo in fretta senza catturarne un po’.

Del tempo dei bambini e delle bambine si parlerà nel nostro "Festival fin da piccoli", il giorno 9 novembre, tutto il giorno, al teatro Miela di Trieste, e in altri luoghi della città. Vi aspettiamo…
(di questo e altro troverete materiali e notizie su www.csbonlus.org)
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Giorgio Tamburlini​​​
Giorgio Tamburlini
Pediatra con un dottorato in medicina materno-infantile e in pediatria dello sviluppo, ha lavorato per buona parte della sua vita professionale al Burlo Garofolo di Trieste in cui ha svolto sia attività clinica che di ricerca e di cui è stato Direttore Scientifico dal 2004 al 2009. Ha svolto e svolge tuttora attività di consulenza per l’OMS, l'UNICEF per la salute materno-infantile e per i programmi di sviluppo precoce (Early Child Development). E’ fondatore e presidente del Centro per la Salute del Bambino, onlus che coordina tra l'altro sul piano nazionale i programmi Nati per Leggere e Nati per la Musica.
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